FOGGIA – IN MANETTE UN 22ENNE CHE PICCHIA LA COMPAGNA E LA MANDA PIU’ VOLTE IN OSPEDALE!

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Nella giornata di oggi, a Foggia, la Squadra Mobile ha eseguito a carico di Giuseppe Lagatta, classe 97, l’ordinanza impositiva della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal GIP presso il Tribunale di Foggia, su richiesta della locale Procura della Repubblica, in quanto gravemente indiziato del delitto di maltrattamenti posto in essere ai danni della sua convivente che peraltro si trova in stato di gravidanza. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, prendeva avvio a seguito del lesioni diagnosticate alla donna da parte dei sanitari del Pronto Soccorso degli Ospedali Riuniti di Foggia. La donna, infatti, lo scorso 07 agosto si presentava presso il locale Pronto Soccorso, lamentando di essere stata percossa da uno sconosciuto mentre faceva rientro a casa, precisamente nei pressi del parcheggio Zuretti sito in Corso Roma. Stante la gravità delle lesioni riscontrate e la condizione psicologica della donna, gli investigatori della Squadra Mobile di Foggia, in applicazione della recente normativa sul ed. “Codice Rosso”, si attivavano tempestivamente, acquisendo le immagini registrate da impianti di video-sorveglianza presenti nella zona teatro dell’evento delittuoso, nonché escutendo a sommarie informazioni la stessa parte offesa, i suoi familiari ed alcune persone informate sui fatti. Sin da subito, però, emergevano dubbi sulla dinamica dell’aggressione riferita dalla donna. Peraltro, ulteriori accertamenti permettevano di appurare l’esistenza di plurimi pregressi accessi al pronto soccorso da parte della stessa, tutti concernenti traumi o lesioni riportati dalla densa e sempre attribuiti ad eventi accidentali. Difatti, il 30 ottobre 2018 la giovane ragazza si era presentata all’Ospedale di Foggia ove le veniva diagnosticata la lussazione della spalla per una asserita caduta accidentale. Ad aprile scorso, storia analoga, lesioni a seguito di una dichiarata caduta dal motorino. A fine maggio scorso un’altra “caduta accidentale”, questa volta “il pavimento” le aveva spaccato il naso. Tuttavia, nonostante l’assenza di riscontri a sostegno dell’aggressione riferita dalla donna e l’evidenza di elementi sintomatici dell’esistenza di un rapporto conflittuale con il suo compagno, la vittima si rifiutava categoricamente di denunciare i maltrattamenti da quegli inflittigli, continuando a riferire agli investigatori la versione di comodo fornita in prima battuta ai sanitari dell’Ospedale Riuniti di Foggia. Alla luce di tali elementi, quindi. d’intesa con la locale Procura della Repubblica, da sempre particolarmente sensibile a questa tematica, veniva avviata attività tecnica che permetteva di confermare definitivamente che la versione della donna era volta esclusivamente a coprire Lagatta, reale responsabile di quell’aggressione. In poco tempo, quindi, gli indizi a carico del compagno venivano via via corroborati dalle confidenze della vittima alle amiche. emergendo altresì lo stato di prostrazione psicologica della donna che in più occasioni si interrogava sul motivo di quell’aggressività con cui era costretta a convivere, oltre ad alcune litigate furiose in cui veniva augurata la morte alla ragazza e persino al bimbo che porta in grembo. Alla luce di tali evidenze, quindi, il magistrato del Pubblico Ministero, doti. Infante, richiedeva la misura cautelare più grave, ossia quella in carcere, che tempestivamente veniva accolta e deliberata dal G.I.P. presso il ‘tribunale di Foggia. Lagatta, quindi. veniva rintracciato presso la sua abitazione dagli investigatori del “Gruppo Falchi” della Squadra Mobile di Foggia e, dopo le formalità di rito, condotto presso la Casa Circondariale di Foggia

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