SAN SEVERO – TRATTO SAN SEVERO-FOGGIA S.S. 16. SCRIVE LA PROF.SSA IAROCCI: “BASTA CON GLI INCIDENTI”

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Ogni volta che esce di casa per andare al lavoro e dallo stesso vi rientra, in varie ore del giorno e della notte, visti i turni, inizia a montare l’ansia, il battito cardiaco accelera, lo sguardo all’orologio diviene insistente, ossessivo e una parte non irrilevante dei pensieri e delle parole che li traducono viaggia su un binario parallelo a quello della declinazione della normalità. Le 5.00, le 7.00, le 13.00, le 15.00, le 21.00, le 23.00: ore, segmenti di un tempo che avvolge i suoi tentacoli sui giorni, sulle notti, sulle vite di sua madre, di sua moglie, di sua figlia, di sua sorella.
In fondo, va soltanto al lavoro, percorre il tratto di strada che da San Paolo di Civitate conduce alla strada statale 16 -San Severo nord e questa per recarsi a Foggia. Cosa vuoi che sia? Normalità! Una normalità su cui gravano centinaia (sì, centinaia) di trafiletti di giornale, che riportano con puntualità i numeri del tracciato di sangue, dell’asfalto di dolore di una strada che, con una frequenza drammatica, conduce agli Ospedali Riuniti o al Masselli Mascia, al pronto soccorso, nei reparti, in sala operatoria… all’obitorio tante, troppe volte.
La quotidianità è spezzata, la normalità tragicamente interrotta, improvviso compare il segnale di stop a delle vite. Non c’è padronanza del codice della strada che tenga, non c’è rigore nel rispetto delle regole che salvi. Il catrame scomposto, dissestato, sgretolato, disfatto, a tratti liquefatto si abbevera col sangue di uomini, donne, bambini di ogni età, di ogni colore, si nutre dei giorni che avrebbero dovuto ancora vivere e li rapina di quelli vissuti; li rapisce ai loro cari e non c’è riscatto che possa restituirglieli.
La scia di sangue che permea quel tratto stradale può e deve essere lavata una volta per tutte con decisione, fermezza, volontà, per riaffermare i principi di una civiltà che smette di essere tale quando deroga al valore più alto, l’unico per cui valga davvero la pena di battersi e lottare: quello della Vita.
Non vogliamo più corsie di reparti ospedalieri da percorrere, più tombe su cui depositare fiori, più morti da piangere: sono già troppi quelli che abbiamo.
Che si faccia di quella strada delle maledizioni una strada per percorrere la quale non si debba indossare la muta della paura. Che cessi di essere il confine tra la formazione di un’autentica dimensione civile e la sua regressione a forme primordiali.
Chiediamo con forza a chi dovrebbe avere a cuore il bene delle comunità di cui dovrebbe essere al servizio di consentire a chiunque percorra la Strada Statale 16 per recarsi a Foggia di poter dire ai suoi cari, ogni volta che esce di casa per recarsi al lavoro:” Arrivederci”. E che sia arrivederci e non addio.
Con la rabbia e l’indignazione in gola e l’amarezza nella penna, Ottavia Iarocci, sorella di un padre di famiglia che ha il diritto di rientrare a casa, dopo il turno di notte, e accompagnare sua figlia all’asilo.

prof.ssa Ottavia Iarocci 

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