FOGGIA – PROTESTA MIGRANTI, PARLA MIRANDA

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“Questa mattina in viaggio di lavoro per Brindisi sono stato anche io bloccato all’accesso del  secondo casello autostradale in zona Asi, per la presenza dei migranti  che contestano la risposta del Governo, che alla tragedia risponde con una tendopoli emergenziale. Questa non è accoglienza”- così Luigi Miranda, componente dell’Esecutivo Regionale della Lega e Responsabile Provinciale dell’Organizzazione.
“Il fuoco che ha distrutto le baracche del Gran Ghetto deve svegliarci tutti. Non possiamo più tollerare che la nostra terra sia teatro di tali inumane tragedie, che ci proiettano in secoli lontani da noi” – Continua Miranda – “Ogni inverno in Capitanata i vari ghetti di braccianti e migranti sono soggetti a roghi fatali. L’assenza di servizi igienici, di elettricità e di gas porta i migranti ad usare stufe, bombole di gas e candele, che si rivelano strumenti di morte.
Il nostro leader Matteo Salvini aveva giustamente messo in cima, tra le priorità, lo smantellamento dei ghetti, per combattere il caporalato e lo sfruttamento nei nostri campi. Salvini non è più Ministro del Governo della Repubblica, i ghetti non sono stati smantellati, anzi, crescono e si spopolano, seguendo le regole e i tempi bracciantili dei lavori nelle campagne.”

Prosegue Miranda: “Quella che osserviamo in Capitanata non è accoglienza, non ci sono le condizioni minime per poter definirla tale, perché la vita di queste persone è a rischio tutti i giorni. Il tutto è inquadrato in un momento di grande povertà che riguarda le fasce più deboli dei nostri concittadini. L’accoglienza deve coincidere con i diritti e con la legalità. Roghi come quello dell’altra notte attivano sì la grande solidarietà della popolazione, che in queste ore è visibile, ma allo stesso tempo creano un clima di ostilità tra quegli italiani che non riescono a mettere un piatto a tavola, ma vivono nel solco della legalità e non possono ottenere le misure straordinarie decise per gli stranieri, come i pasti caldi garantiti per 60 giorni e una tenda in cui alloggiare.”

“Una integrazione fattiva è tale, solo se riesce ad equiparare i diritti e i doveri di tutti” conclude Miranda.

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